lunedì 21 ottobre 2013

La pesca e le stagioni

L'INVERNO
Nel periodo freddo l’azione di pesca va effettuata nei posti più profondi che di solito corrispondo alle rotte  percorse dai natanti in particolare , dove presenti dai traghetti. I  pesci insidiabili con successo sono prevalentemente il cefalo, la spigola e dove presente il grongo.Il cefalo è un pesce stanziale e quindi anche d’inverno è facile trovarlo negli strati prossimi al fondo insidiandolo con la pasta al formaggio, la sarda o l’universale bigattino. Le tecniche che rendono di più sono il ledgering, la pesca al tocco o la bolognese, dove il fondo non troppo elevato lo consente potremo utilizzare anche una semplice ma molto efficace canna da punta con la “pasta”. L’acqua portuale di solito torbida ci consentirà di utilizzare monofili abbastanza robusti tipo lo 0.14 per finale. Molto importante sarà l’uso di un buon brumeggio per attirare e mantenere in zona i pesci.Nel periodo freddo è possibile dedicarsi alla pesca dei grossi esemplari di spigola che , complice la stagione della riproduzione entrano nei porti per deporre le uova. La tecnica più redditizia è la pesca con la sarda freschissima intera innescata su un lungo finale anche più di due metri dello 0.35- 0.40. La lenza sarà priva di qualsiasi piombatura . Una volta lanciato il tutto, lascieremo andare a corrente la nostra insidia. Al momento della mangiata non bisogna avere fretta , ma lasciare che il pesce si allontani con l’esca in bocca e che abbia tutto il tempo di ingoiarla per bene , solo a questo punto quando vedremo il filo filare via più deciso daremo una bella ferrata ingaggiando la lotta con la preda.E’ buona norma , per avere maggiori possibilità di cattura ricordare che l’ attività trofica della spigola va da 90 minuti prima dell’acme di bassa marea a 90 minuti dopo l’acme di bassa marea e da da 90 minuti prima l’acme di alta marea a 90 minuti dopo l’acme di alta marea cioè nelle fasi di acqua ferma. Nei porti a fondo scoglioso e nelle fessure che si aprono alla base delle murate è presente il grongo viscido predatore anguilliforme dalle fauci taglienti.La pesca non presenta grandi difficoltà : si pesca a fondo con la sarda innescata su un finale dello 0.60 o meglio fornito di un cavetto d’acciaio , a causa della dentature molto tagliente del pesce. Si sondano le tane che si aprono ai nostri piedi o le zone più distanti ma dove sappiamo della presenza di scogli. Una volta avvertita la mangiata bisogna essere lesti nello strappare il pesce dagli scogli dove tenterà di intanarsi rendendo vana ogni nostra azione. Si pesca quasi esclusivamente di notte tranne che nei giorno più plumbei e con acque molto torbide a causa di una mareggiata.

PRIMAVERA
La temperatura si fa più tiepida e di conseguenza anche l’acqua comincia a riscaldarsi, così molti pesci detti traslativi cominciano a risalire dalle fosse profonde e a popolare il sottocosta. Così è possibile dedicarsi alle occhiate e all’orata . Le occhiate di solito entrano nei porti durante la notte e si tengono sempre nella parte più esterna verso l’imboccatura.La tecnica migliore è la bolognese con l’utilizzo del bigattino come esca, sondando gli strati d’acqua intermedi, la pesca va accompagnata da una sapiente pasturazione (fatta sempre con i bigattini) tenendo conto della corrente e cercando, oltre di mantenere i pesci in zona, di far aggallare il branco. In tal modo tutta l’azione sarà più semplice ed inoltre il branco diventerà più frenetico con spanciate e bollate evidenti entrando in una attività trofica frenetica dovuta alla competizione alimentare.L' orata merita un discorso particolare , infatti , non è presente in tutti i porti in quanto abbisogna di alcune caratteristiche relative alla natura del posto: il porto deve essere molto profondo e ci deve essere un fondale misto che garantisca gli organismi di cui il pesce si ciba ovvero presenza massiccia di cozze , paguri, murici e molluschi in genere. Si può insidiare nei modi più disparati anche se i risultati migliori per gli esemplari di taglia si ottengono innescando la cozza compresa di guscio, in tal modo si fa fuori tutta la minutaglia che possa disturbare la nostra azione. Invece per le orate più piccole è molto efficace la pesca con il bigattino sia con la bolognese che a ledgering. Non va dimenticato che comunque è sempre valida la classica pesca a fondo innescando anellidi tra cui spicca l’americano , murici e cannolicchio. La pesca si protrae per tutta l’estate e buona parte dell’autunno. E’ buona norma, per avere maggiori possibilità di cattura, ricordare che l’ attività trofica dell’orata va da 90 minuti dopo l' acme di bassa marea a 90 minuti prima dell’acme di alta marea e da da 90 minuti dopo l' acme di alta marea a 90 minuti prima dell’acme di bassa marea cioè nelle fasi di mossa dell' acqua.

ESTATE
Con l’arrivo del grande caldo il porto si arricchisce di tutta quella minutaglia che fa la felicità dei pescatori neofita o al massimo di qualche garista in vena di allenamenti, stiamo parlando di boghette,salpette,menole, sparlotti e rondinelle. Questi pesci si insidiano facilmente operando un brumeggio fatto con uno sfarinato da mare di superfice e utilizzando una canna da punta o pescando in caduta utilizzando piombi da 1-5 Gr. I pesci pelagici come la leccia amia e stella, l' aguglia, il pesce serra e la ricciola durante tutto il periodo caldo e anche per la prima parte dell’autunno fanno dei veri e propri blitz all’imboccatura dei porti e a volte seguendo i pescherecci che rientrano si inoltrano nelle parti più interne creando cacciate spettacolari anche verso cefali da chilogrammo che spiccano salti fuor d’acqua alla ricerca della salvezza. Leccie stella e aguglie è possibile insidiarle sia con la bombarda e il bigattino come esca o con filetti ricavati da sarde o anche dai pesci pescati precedentemente, avendo l’accortezza di lasciare oltre la carne anche la pelle luccicante. Invece per gli altri pesci si parla di spinning di mare pesante utilizzando i poppers o anche grossi cucchiaini ondulanti. Altrimenti si può sempre cercare la cattura utilizzando la tecnica del vivo  fatto in luogo. Fino ad alcuni anni fa tali pesci erano comuni solamente nella parte meridionale della penisola, ora a causa della tropicalizzazione del mediterraneo è facile incontrarli un po’ ovunque.

AUTUNNO
Con l’arrivo dell’autunno comincia a diventare instabile l’alta pressione estiva dovuta all' anticiclone delle Azzorre , tutto ciò comporta un tempo variabile con le prime mareggiate che portano beneficio per l' attività aulietica infatti si ricominciano a muovere i pesci degni di nota e cominciano a fare la comparsa i saraghi per i quali va fatto lo stesso discorso dell’orata anche se almeno gli sparlotti o sparaglioni si trovano comunemente in qualsiasi porto di qualunque natura esso sia. Anche per le tecniche si può far riferimento a quanto detto per l’orata tenendo conto però che il sarago vuole assolutamente l’esca ferma sul fondo o nei pressi di conseguenza bisogna avere l’accortezza di utilizzare finali abbastanza corti e rapportati alla forza della corrente al fine di pescare come detto. Inoltre una possibile alternativa può essere cercare sia saraghi che orate lungo la parete della murata a diverse altezze , avendo questi pesci l’abitudine di andare a mangiare cozze e quant’altro anche staccati dal fondo lungo il muro cercando di mantenere l’esca quanto più possibile ferma nei pressi della parete stessa.
Non ci scordiamo che in generale la legislazione italiana vieta qualsiasi tipo di pesca nei porti di conseguenza per evitare spiacevoli situazioni , quando decidiamo di recarci a pesca in un porto, prima informiamoci  presso le autorità locali della capitaneria se è consentito pescare liberamente o se vige qualche divieto.

A pesca nei porti...

La pesca che viene praticata nei porti può riservare tra le migliori sorprese durante tutte le stagioni dell'anno e non richiede speciali capacità o attrezzature costose. Numerose specie di pesci scelgono il porto come loro habitat poiché è una zona in cui trovano una ricca alimentazione; se poi si pensa alla comodità di accesso dei pescatori, si spiega perché le banchine ed i moli sono i posti più frequentati in ogni stagione. In un porto si può anche avere la possibilità di pescare pesci di notevoli dimensioni, data la profondità delle acque che normalmente caratterizza posti del genere.
La preda più usuale per chi pesca in un porto è sicuramente il cefalo, forse il più tradizionale abitatore di queste zone, anche perché è in grado di resistere a livelli di inquinamento piuttosto alti, tanto che gli esemplari più grossi si pescano proprio nei porti. Un'altra preda, di carne molto pregiata, è la spigola; questa viene pescata di giorno e di notte ed è solita nuotare insieme a branchi di cefali. Come la spigola, anche il sarago è di carne molto pregiata; questo pesce vive nelle zone rocciose, quindi è più opportuno apprestarsi a pescare a ridosso delle dighe esterne ai porti oppure sui vecchi moli. Chi invece si vuole apprestare alla pesca al gronco deve essere provvisto di lenze robuste e pronto a passare la notte sul molo e, lungo le sue pareti, si possono sorprendere numerosi polpi. Si possono pescare infine alcuni tipi di pesci a seconda della stagione, come marmore, triglie, sugarelli, aguglie, boghe, sgombri, leccie e cernie.
Per la pesca in porto si possono scegliere tra due tipi di canne: la prima, la canna col mulinello, leggera, abbastanza rigida e con una lunghezza variabile da 4 a 6 metri e mezzo, l'ideale per pescare col galleggiante tutti quei pesci che si muovono a mezz'acqua. Il secondo tipo di canna risponde ad un attrezzo molto robusto e pesante, lungo circa 3,5 o 4 metri, più rigido e con una spiccata azione di punta; questo secondo tipo si utilizza per pescare rasente le banchine, dove il fondale è profondo. 
I porti sono i luoghi nei quali i galleggianti rendono di più, a causa della completa assenza del moto ondoso, che, come succede nelle acque esterne, creerebbe falsi segnali di abboccata. Per tale ragione, i galleggianti, che vengono usati nel porto, presentano caratteristiche del tutto simili a quelli da lago: questi devono essere in legno di balsa, con forma affusolata ma in grado di sostenere una piombatura abbastanza consistente e con l'astina più alta possibile. Nei porti si usano galleggianti piombati di due tipi: il primo, semicilindrico, si adatta bene alla pesca in superficie con lanci lunghi (l'ideale per pescare aguglie od occhiate); dalla base piombata del galleggiante, si fissa semplicemente filo ed amo, senza aggiunta di piombi. Il secondo tipo di galleggiante piombato è quello usato per la pesca all'inglese (tecnica nata sui fiumi, ma usata anche a mare, soprattutto nei porti data la calma delle acque); questo galleggiante è fissato alla lenza solo in corrispondenza del gambo e contiene buona parte della piombatura della lenza stessa. Eccezione, per quanto riguarda la piombatura, è quella che si prepara per la pesca del cefalo: in questo caso ci vogliono galleggianti molto sensibili e leggeri, data l'abboccata di questo pesce, la più sensibile e leggera di tutte. Altri galleggianti, usati spesso nei porti, sono gli scorrevoli, ideali per pescare a grande profondità. Infine, per la pesca notturna, si possono usare galleggianti dotati di speciale astina luminescente.

Elementi fondamentali della pesca, amo ed esca sono talmente complementari che l'uno deve essere necessariamente scelto in base all'altra. Dato che il mare contiene innumerevoli specie di pesci, così esistono tanti tipi di esche anche se, per pigrizia, se ne usano poche; bisogna considerare che ogni preda ha la sua preda, quindi sarà opportuno, ancora prima di piazzarsi sulla banchina, avere bene in mente quale tipo di pesce si vuole pescare e quindi applicare l'esca adatta (e non solo l'esca) per quel tipo di pesce; i tipi di pesca generica spesso lasciano a mani vuote. Gli ami, tranne che nel caso del cefalo (ami sottili), devono essere di buona resistenza e con un alto carico di rottura. Per quanto riguarda le dimensioni, anche gli ami, come i monofili, sono catalogati con numeri dallo 0 (il più grande), al 24 (il più piccolo); ami del 2 o del 3 sono adatti alla pesca al gronco od alla spigola; ami dal 14 al 16 vanno bene per la pesca al cefalo; infine, le misure dell'amo per piccoli pesci di porto vanno dal 12 al 14. Le esche, come abbiamo detto, vanno scelte insieme all'amo e sono strettamente legate al tipo di pesce che si vuole catturare: tra quelle più comuni vi sono i vermi o baconi (appartenenti alla famiglia degli anellidi); questi appartengono all'ambiente marino e sono ben diversi dai vermi di terra; il "muriddu" rende bene ovunque; il verme "coreano" ed il "saltarello cinese" sono un'esca ottima anche se leggermente inferiore ai "muriddu". Tutti questi anellidi hanno il pregio di essere graditi a tutti i pesci. Tra le esche c'è anche il pane che è particolarmente adatto nei porti, attirando cefali, boghe, menole e saraghi; si può usare pane fresco anche mescolato alla pastura ("brumeggio"), pane secco (adatto per i cefali) lasciato in acqua tiepida per almeno mezz'ora e poi strizzato, oppure pane Francese, quello a cassetta, che va trattato come il pane secco. Altra esca molto gettonata è il bigattino; esca universale per molti pescatori. Ci sono poi le esche specifiche, usate da pescatori che mirano ad un determinato pesce: i gamberetti sono l'esca perfetta per le menole e più raramente per le spigole; i granchi, l'esca preferita dall'orata; il filetto d'acciuga per sgombri e sugarelli; il totano che, usato per la pesca a bolentino, è molto gradito a saraghi e pagelli.
Le varie tecniche di pesca da fare nel porto sono:
  •  Pesca con il galleggiante: Per questo tipo di pesca si può usare una canna sia fissa, lunga generalmente fino a 9 metri, sia bolognese, lunga fino a 6 metri. I monofili vanno fino ad un massimo di 0,16/0,18 metri; con questa attrezzatura si possono pescare cefali, spigole, saraghi, occhiate e salpe. Le piombature sono identiche a quelle usate in acqua dolce. Per quanto riguarda i galleggianti, in fondali di una certa profondità, si usano quelli scorrevoli.
  •  La pesca all'inglese: tecnica nata in Inghilterra per acque dolci, si applica con buoni risultati anche in acqua marina, in zone dove il mare è poco mosso e la corrente è molto limitata. Per questa tecnica si usano galleggianti piombati e speciali fili autoaffondanti. Le prede possono essere cefali, saraghi, salpe, aguglie, occhiate e spigole.
  •  La pesca a legering: evoluzione della pesca a fondo in acque dolci; qui il piombo non si trova sulla lenza ma è collegato ad essa con un finale; di qui l'amo è direttamente collegato al cimino della canna, così da permettere ferrate pronte ed efficaci. Questo tipo di pesca è molto efficace nelle zone portuali ed anche sulle coste rocciose. Nel legering la preda più ambita è la spigola. Particolare di questa tecnica è il fatto che si può pasturare a fondo dove lavora l'esca, essendo il piombo anche un contenitore ove si può mettere un po' di pastura che viene rilasciata lentamente dai fori.
  •  Lo spinning: Tecnica più recente tra quelle di acqua dolce introdotte in mare. Si usano, in questo tipo di pesca, canne corte e robuste e mulinelli veloci e si possono catturare spigole, sugarelli, occhiate, aguglie, sgombri. Le esche per lo spinning sono artificiali, preferibilmente ondulanti più che ruotanti. Essenziale è rendere queste esche artificiali "vive", con frequenti cambi di angolazione della canna e di velocità di recupero. Lo spinning è efficace non solo da riva, ma anche da una barca con la quale è possibile effettuare piccole traine.
 

domenica 13 ottobre 2013

Surf Casting.

Il Surf Casting è una tecnica praticata nei paesi atlantici ed introdotta in Italia verso la fine degli anni ’80. La prima regola del surf nel mediterraneo è quella che se non c’è onda, non c’è surf, anche se, in questi ultimi anni, ci si sta accorgendo che questa regola trova delle eccezioni sopratutto per alcune prede, come Mormora, Orata, Sarago e Razza si verificano catture anche con mare calmo. Da questa constatazione è nata una tecnica, seppur analoga al Surf Casting, che se ne differenzia sostanzialmente perché si pratica in condizioni di mare calmo o quasi calmo, chiamata “Beach Legering”, che prevede un’attrezzatura e una attrezzatura più “leggera” del Surf Casting. A differenza di altre tecniche, il risultato di una battuta di Surf Casting è troppo legata al momento giusto per essere alla portata di tutti. Prima di tutto il surf castman deve individuare con esattezza quando il mare è nelle condizioni ideali, cioè quando il moto ondoso libera nutrimento facendo accorrere le prede e quindi poterle insidiare. Queste condizioni non sono frequentissime e possono durare per un tempo variabile, sia di giorno che di notte, in cui il Surf Casting può offrire entusiasmanti catture.
Per questa tecnica si usano, di solito, 3 canne di diversa lunghezza e potenza, rapportate ai luoghi dove andranno usate, diciamo a partire dai 3,80 metri per arrivare ai 5. La scelta cadrà su modelli specifici, telescopici, con potenze che andranno dagli 80-150 gr di piombo e dovranno avere quelle caratteristiche  capaci di superare prove impegnative quali le mareggiate invernali ed i continui strappi e sollecitazioni del lancio. Importante è decidere, quando si sceglie la canna, quale tipo di mulinello deve essere abbinato, visto che è possibile con questa tecnica usare mulinelli a bobina rotante e se decidiamo di usare uno di questi mulinelli è necessario che la canna sia predisposta a questo uso e che sia dotata di un adeguato attacco porta mulinello e di un manico corto. Se decidiamo di dedicarci anche al Beach Legering, bisogna fornirsi di altre due canne più leggere, dai 4 ai 5 mt e con potenze da 40 a 80 gr, sensibili, magari con cimino intercambiabile.
Per caricare le bobine del mulinello useremo monofili di tipo super con diametri che partono dallo Ø0.20 fino allo Ø0.40, con caratteristiche di alta resistenza. Anche il colore è importante, in quanto un tipo colorato risulta essere più visibile nelle fasi di recupero delle prede.
Per poter lanciare le nostre esche alla distanza voluta utilizzeremo dei piombi di diversa forma e diversa grammatura. Di volta in volta sceglieremo la miglior combinazione forma/peso per raggiungere una distanza sufficiente a portare le esche in pesca e, cosa ancor più importante, farcele rimanere il tempo sufficiente al pesce per abboccare. Tra tutti, il più pratico e il più efficace rimane il famoso “Cono Meloni”, un cono di piombo con un peso dagli 80 gr. ai 200 gr., con attacco sfasato dal centro e con una lavorazione a “becco” che frena l’azione delle onde, mentre la forma a cuneo vola egregiamente. Atri modelli validi presentano forme appiattite, a disco o a rombo, la cui superficie è lavorata a bassorilievo e quindi, una volta poggiato sulla sabbia, offre una buonissima resistenza al trascinamento. Esistono anche modelli che funzionano egregiamente con mare molto mosso o in situazione di forte corrente, chiamati “spike” (arpione), che presentano degli arpioni d’acciaio che, infilandosi nella sabbia, lo tengono ancorato al fondo. In commercio esistono comunque diversi tipi di piombo, con diversa forma e diverse grammature.
Nella scelta dei modelli da utilizzare bisogna comunque tenere conto di alcuni parametri come:
- potenza della canna
- terminale impiegato
- condizioni meteo
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Esempio: 
         - piombo fisso                             - piombo scorrevole
  

giovedì 10 ottobre 2013

La Luna influenza la pesca???

Questa è una domanda che molti pescatori si chiedono ed è uno degli argomenti che affascina di più il mondo della pesca sportiva. E' importante, quindi, avere almeno delle buone conoscenze di base sull'influenza della Luna sul mare e quindi sul ciclo biologico dei pesci.
Dobbiamo tener conto soprattutto di due fattori riguardanti la Luna:
  1. le sue fasi,
  2. la sua attrazione gravitazionale sulle acque della Terra che provoca le maree.
La Luna non brilla di luce propria, ma riflette quella del Sole. Dalla Terra possiamo vedere come la quantità di luce cambi da un momento all'altro. Questi cambiamenti sono noti come fasi lunari. Occorrono 29 giorni prima che si abbia la luna nuova. La Luna ha ben 8 fasi ed ognuna assume un nome diverso: Luna Nuova, Gibbosa Crescente, Primo Quarto, Luna Crescente, Luna Piena, Luna Calante, Ultimo Quarto, Gibbosa Calante e Luna Nuova.  
Le maree, invece, sono dei movimenti periodici del livello delle acque. A causa della rotazione terrestre, le maree si vengono a creare ogni 12 ore e 26 minuti e sono provocate dall'attrazione gravitazionale della Luna e del Sole sulle masse d'acqua. In qualsiasi punto della costa, si avranno ogni 24-25 ore due fasi di alta e due fasi di bassa marea con un alternarsi tra loro ogni 6/6 ore e mezza.
Ogni giorno, però, le fasi di marea vengono posticipate di circa un'ora rispetto al giorno precedente.
Ora, quando la Terra si avvicina alla Luna i mari vengono attirati da quest'ultima e si ha una alta marea.
Quando la Luna ed il Sole sono allineati si hanno le maree sigiziali, caratterizzate da fasi di alta marea più alte del normale e da fasi di bassa marea più basse del normale: le sigiziali si verificano due volte al mese e cioè con Luna piena e con Luna nuova.
Un esempio di marea è:
se la fase di Luna Nuova cade nel primo giorno del mese e la Luna Piena circa due settimane dopo, il 15 avremo le più alte e le più basse maree e le più forti correnti di marea dell'intero mese (più forti durante la Luna Piena).
Le maree non vengono solo condizionate dalla Luna, ma anche da altri fattori come: 
  •  i venti, che sono tra gli agenti più determinanti. Infatti, un forte e persistente vento che agisce con le onde di marea può far anticipare una fase di alta marea e far risultare così il moto ondoso generale di gran lunga più intenso e lo stesso discorso vale anche con la corrente di bassa marea, che così facendo trattiene le acque del mare al largo.
  • la pressione atmosferica influenza enormemente lo stato delle acque. Una bassa pressione ad esempio, consente all'acqua sotto costa di alzarsi, sviluppando così un moto ondoso più violento.
Tutti questi concetti possono risultare complicati, invece sono semplici da capire e importantissimi per le nostre battute di pesca, infatti se andate a pescare nel luogo e nel tempo errati, sarà ben difficile che possiate catturare qualcosa.

domenica 6 ottobre 2013

Pesca con la canna fissa

La pesca con la canna fissa è una delle tecniche più antiche di pesca, oggi però è stata abbandonata con quelle a mulinello. Le tecniche per pescare con questo tipo di canna sono due:
  • Pesca con galleggiante;
  • Pesca in buca
La pesca con galleggiante è sicuramente una delle tecniche di base della pesca in mare. Presenta innumerevoli variazioni a seconda delle prede e/o dei luoghi di pesca. Viene praticata principalmente nei porti e dalle scogliere per la cattura di prede.
Le prede principali di questa tecnica sono: Cefalo, Occhiata, Boga, Salpa, Sarago, Donzella, Tordo.
Meno comuni, invece, sono: Aguglia, Orata, Spigola e altre specie di fondo.
Con questa tecnica vengono impiegate la maggior parte delle esche usate nella pesca in mare come: anellidi, bigattino, vari tipi di pasta (al formaggio, alle sarde, ecc.), sarde, gambero, totano, cozza, ecc.
L’attrezzatura sarà scelta a seconda della specie insidiata, quindi si dovrà scegliere in relazione alla tecnica usata. Una attrezzatura generica da adottare potrà essere: una canna da 5 a 8 metri; un galleggiante che verrà scelto in base allo stato del mare, la grammatura da utilizzare viene scelta in base alla profondità di pesca e all’esca utilizzata e varia dai 2 ai 6 grammi; il monofilo viene, anch'esso, scelto in base allo stato del mare e può variare dallo 0.12 allo .14 con acque calme, dallo 0.15 allo 0.18 con acque mosse; gli ami, invece, variano dal n. 16 al n. 8, in base all’esca usata.

La pesca in buca, invece, è una tecnica semplice che si pratica dalla costa rocciosa bassa o dalle spiaggie. E’ fondamentale per la buona riuscita di questa tecnica che il luogo di pesca sia ricco di buche e nascondigli naturali di parecchie specie di pesci di scoglio. L’azione di pesca consiste nel calare la nostra lenza in queste buche, in attesa che le prede escano allo scoperto per abboccare al nostro amo.
Le prede più comuni di questa tecnica sono la Bavosa, il Tordo e lo Scorfano; meno comuni, invece, sono il Sarago, la Motella, l’Orata, la Tracina e la Triglia di scoglio.
Le esche più adottate sono: il gamberetto, il totano, gli anellidi, la cozza, il paguro e altri molluschi di scoglio.
In questa tecnica viene usata una qualsiasi canna fissa, basti che varia tra i 3 e i 6 mt. Per la lenza impiegheremo un monofilo dello 0.25-0.30, ami del 10 o 12, piombi a goccia o ad oliva dai 15 ai 35 grammi.


sabato 5 ottobre 2013

Pesca alla bolognese

Le tecniche di pesca con una “bolognese” possono essere le più varie, ma lo stile di pesca che più si adatta a questo tipo d’attrezzatura è sicuramente la tecnica col galleggiante. Non tutti i tipi di galleggianti sono adatti a questo tipo di pesca: sono adatti i galleggianti a “penna di pavone” quelli “inglesi”. Pescando nella nostra zona ( ad esempio nei dintorni del Golfo di Pozzuoli) le prede più ambite e maggiormente presenti sono sicuramente la Spigola, il Cefalo e il Sarago. L’ importante è adottare le giuste proporzioni dei galleggianti.

Per praticare questa tecnica dobbiamo cercare luoghi adatti, ad esempio:
-  luoghi con una profondità di almeno 1 e ½ – 2 metri, questo è importante perchè le prede più pregiate non mangiano a profondità inferiori;
- i moli artificiali dei porti e/o le scogliere vicino ai centri portuali possono offrirci ottime giornate di pesca, dato che in questi luoghi c'è profondità elevata a distanza piuttosto ravvicinata;
- le spiagge sabbiose sono da escludere. queste zone sono più adatte al surfcasting.

Per bolognese s’intende una canna telescopica, di lunghezza compresa fra i 4 e gli 8 metri con anelli distribuiti lungo tutto l’attrezzo. Gli attrezzi sono svariati: dalle economiche e robuste bolognesi in fibra di vetro, alle raffinate canne in fibra di carbonio ad alto modulo e con diverso tipo d’ intreccio. La scelta della canna, in poche parole, è data da quanto si vuole spendere.
Con i mulinelli vale lo stesso discorso fatto per l’attrezzo, molto dipende dal nostro capitale. Ci sono attrezzi di tutte le specie: dagli ultimi modelli in alluminio, acciaio ai modelli più economici.
Per i galleggianti non c’è che l’imbarazzo della scelta. Dobbiamo tenere conto soltanto delle condizioni meteo. Con un mare un pò movimentato o con il vento si richiede la presenza di galleggianti che fuoriescano di poco dalla superficie marina, quindi consigliamo quelli a pera e a goccia.
Di solito si usano galleggianti di peso compreso tra i 3g+1 e gli 8g+3.

Per la scelta degli ami si consiglia dal n°20 al n°10 con un termile 0.14-0.08.

Surfcasting in Campania: Capo Miseno

Capo Miseno è una spiaggia ottima per il surfcasting. La spiaggia è molto grande e offre ottime pescate.
La spiaggia forma un ampio arco e offre tre postazioni ottime per pescare:
  1.  A nord (via lido miliscola) è possibile insidiare saraghi, spigole e qualche orata. 
  2. Nella parte centrale (zona del faro) si pesca alla ricerca di saraghi di taglia. 
  3.  Nella zona a sud, invece, a 100 metri dalla riva ci sono appena 3 metri di acqua. Qui, durante le mareggiate nei primi 50 metri si forma tutta schiuma, diventando così un luogo ottimale per la pesca alle spigole di taglia.
In queste spiagge la presenza di mormore è molto elevata, mentre in inverno è prevalente la presenza di spigole.